Jumper’s knee: tendinopatia rotulea, carico progressivo e neuroplastic training


In questo articolo voglio parlarti di una patologia che colpisce soprattutto atleti e sportivi amatoriali: è la tendinopatia rotulea o ginocchio del saltatore. Con una prevalenza doppia nei maschi, questo disturbo si manifesta spesso in adolescenti e giovani. Ci sono diversi livelli di patologia che può essere o meno sintomatica dando dolore e deficit funzionali. Ad oggi, carico progressivo e allenamento gesto specifico sono gli strumenti che hanno dato i migliori risultati. Negli ultimi anni si sta facendo strada un nuovo concetto che si affianca alla riabilitazione classica ovvero il tendon neuroplastic training. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Gli stadi di una tendinopatia

Chiamata tendinite o tendinosi a seconda della sua presentazione temporale, la tendinopatia negli anni ha visto cambiare i modelli razionali sulla quale viene concettualizzata, spostandosi dal modello infiammatorio e dal modello della risposta cellulare del tendine per arrivare al continuum model of tendon pathology. In questo quadro abbiamo diversi stadi in cui il tendine può trovarsi. Inoltre funzione, dolore e patologia strutturale si combinano per dare diverse presentazioni. Potremmo trovarci quindi di fronte ad un ginocchio doloroso con presenza di patologia all’imaging oppure osservare quadri di rottura spontanea in cui non si sono mai manifestati sintomi.

Carichi sul tendine

I normali carichi a cui un tendine è sottoposto sono: tensione, compressione, frizione, forze di taglio ed infine una combinazione di questi stimoli. Quello che sappiamo è che il carico combinato è il più irritante per le strutture tendinee. I giovani atleti infatti sono spesso impegnati in salti, cambi di direzione o movimenti rapidi con ampio ROM. Questo porta il tendine in una condizione reattiva (tendinopatia reattiva). Senza il giusto riposo e la corretta gestione del sovraccarico si può passare da una tendinopatia reattiva ad una disriparazione tendinea fino alla vera e propria tendinopatia degenerativa. Mentre le altre condizioni sono reversibili quest’ultima rappresenta un punto di non ritorno per il tendine. Non è raro infatti osservare alla risonanza magnetica aree degenerative completamente circondate da tessuto sano. Questo fa si che il tendine continui a svolgere la sua funzione, anche a livelli alti come possono essere le richieste di uno sportivo.

HSR versus Eccentric training

E’ risaputo che l’esercizio terapeutico rappresenta oggi il gold standard nel trattamento delle tendinopatie. “Allora mi iscrivo in palestra e comincio a fare squat?” Non è cosi facile. Bisogna valutare bene la presentazione, la fase in cui si trova il tendine, la capacità di carico attuale e le richieste funzionali di quel tendine, le caratteristiche dell’individuo, i fattori psicosociali, a che punto della stagione ci troviamo se lavoriamo con un individuo sportivo etc… I protocolli maggiormente utilizzati finora sono stati l’Heavy Slow Resistance e l’esercizio eccentrico con sovraccarico. Il primo prevede di utilizzare un grosso carico e di eseguire l’esercizio in maniera molto lenta ( 3” concentrico e 3”eccentrico) per aumentare il time under tension del tendine, il secondo invece concentra il lavoro solo nella fase eccentrica del gesto utilizzando carichi esterni.

L’importanza di allenare la corteccia

Ulteriori studi nell’ambito delle neuroscienze hanno scoperto che i livelli di inibizione corticale e di eccitabilità dei muscoli coinvolti nella tendinopatia sembrano essere alterati. Questo presuppone che c’è un disturbo del controllo motorio in questi individui. Da queste intuizioni Ebonie Rio e colleghi hanno coniato il concetto di tendon neuroplastic training (link dell’articolo). E’ importante quindi prendere in considerazione non solo il tendine come target della riabilitazione ma includere nel programma anche esercizi che andranno a stimolare la neuroplasticità con focus attentivi esterni, utilizzo del metronomo o altri stimoli di tipo cognitivo durante l’esecuzione degli esercizi in carico.

Conclusioni

La prossima volta che ti trovi a gestire un atleta con tendinopatia o uno sportivo ricreazionale non dimenticare che l’esame iniziale, la pianificazione e la varietà di stimoli utilizzati durante l’esercizio possono fare una grossa differenza nell’outcome. Non tutti i tendini sono uguali cosi come le persone. Evita quindi di affidarti ad un protocollo prestampato ma stila un programma fatto su misura. Parti dalla capacità attuale per arrivare alla capacità richiesta utilizzando il sovraccarico progressivo e lavorando su tutte le componenti che possono incidere nel percorso.

Come sempre be smart!

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora